In piena raccolta le fragole di montagna: mercato recettivo specie nelle aree turistiche

15 Luglio 2026

Fragolà di Kingfruit

 

La produzione in montagna permette alle fragole di crescere anche in estate, nonostante le alte temperature si facciano sentire anche qui. “La nostra raccolta – spiega Mara Bertaiola di Kingfruit, azienda detentrice del marchio Fragolà – è iniziata da metà maggio e si protrarrà fino al termine di ottobre”.

Fragolà si coltiva a quasi 1200 metri sul livello del mare, in provincia di Verona e con la tecnica del fuorisuolo, in grado di garantire costanza produttiva, e soprattutto qualitativa, in termini di croccantezza della polpa, caratteristiche organolettiche e °Brix. Tutte caratteristiche che la fanno apprezzare dalla Gdo e rendono Fragolà un prodotto ricercato e riacquistato dai consumatori.

“Siamo in piena raccolta, nonostante le condizioni meteo con il caldo estremo di giugno e siccità abbastanza pronunciata. Fortunatamente, il fuori suolo necessita di meno acqua rispetto ad altre tecniche, per cui la coltivazione sta proseguendo bene”, precisa Bertaiola.

Sul fronte mercato, la responsabile ammette che “in giro non c’è molto prodotto, eppure i prezzi non sono elevatissimi, al pari delle richieste che potrebbero essere maggiori, data la stagione. Noi per fortuna abbiamo clienti consolidati, specialmente nelle aree turistiche di un certo livello, dove alberghi e ristoranti cercano il top di gamma. Le nostre fragole sono molto ricercate per sapore e aspetto e si presentano molto bene, grazie al packaging (ogni collo è da 2 kg) e ai cestini di colore nero, dove la fragola risalta”.

La nostra montagna, dove sono ubicati gli impianti Fragolà, è la Lessinia, con escursione termica tra il giorno e la notte: questo permette di produrre frutti dalla polpa soda e croccante, utilizzando sistemi di prevenzione delle malattie e insetti utili”.

Un aspetto che sta preoccupando gli operatori sono i costi di produzione. “Negli ultimi mesi sono cresciuti del 10%, specialmente nei trasporti e mezzi tecnici. Questo va a erodere la marginalità”.

“Questa tecnica di produzione ci ha permesso di ridurre l’utilizzo del suolo, ma soprattutto dei volumi d’acqua, con un risparmio medio annuo del 20%. Il tutto senza alcuna ripercussione sulla produttività delle piante e sulle caratteristiche peculiari del frutto. Infatti la fragola di montagna presenta un maggior grado zuccherino rispetto a quella di pianura. Inoltre, in questi anni abbiamo avuto sempre più riscontri positivi in merito alla sua prolungata shelf life”, conclude.

 

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