Ortofrutta, export profondo rosso nel primo semestre 2022

20 Settembre 2022

In forte calo il saldo positivo (-81,9%) e massiccia crescita dell’import. Marco Salvi, presidente Fruitimprese: “Le aziende hanno fatto la loro parte, i dati dimostrano che senza la giusta remunerazione il settore si ferma”

 

L’export ortofrutticolo italiano continua a risentire dei contraccolpi economici della guerra, della crisi energetica e del rallentamento del commercio internazionale.

 

Il primo semestre dell’anno – secondo l’elaborazione di Fruitimprese su dati Istat – continua a marcare una netta inversione di tendenza rispetto all’analogo periodo del 2021, anno record per le esportazioni italiane di ortofrutta con un valore superiore ai 5,2 miliardi di euro (+8,3% sull’anno precedente) ed un saldo della bilancia commerciale di oltre 1 miliardo €.

 

Nei primi 6 mesi del 2022 l’export conferma un netto calo: -3,8% in valore e -6,8% in quantità. Segni negativi un po’ per tutti i comparti con particolare riferimento alla frutta fresca (-7,68%) e agli agrumi (-15,2%). In forte crescita le importazioni con incrementi a valore quasi tutti a doppia cifra: agrumi (+38,6%), legumi-ortaggi (+32,8%), frutta fresca (+9,5%), frutta secca (+25%). Le quantità importate (oltre 2 milioni tons) superano ampiamente l’export (1,7 milioni tons) .  E il saldo commerciale subisce addirittura un tracollo: da 635 milioni € dei primi 6 mesi del 2021 a 115 milioni € del primo semestre 2022 (-81,9%).

 

Analizzando (sempre dati Fruitimprese) i principali prodotti del nostro export in caduta libera le pere (-60,5%) mentre mele e kiwi si confermano i prodotti più esportati con circa 500 milioni € le mele e 283,5 milioni € i kiwi. I prodotti più importati sono banane, ananas e avocado mentre i pomodori diventano il secondo prodotto più importato (dopo le banane) con un valore di circa 97 milioni € e una crescita che sfiora l’80%.

 

Commentando i dati Marco Salvi, Presidente Fruitimprese, prende atto di una situazione, purtroppo ampiamente preventivata, che vede le aziende del settore ridurre l’attività sia nel mercato interno che in quello di esportazione, a causa di una perdita progressiva di competitività dovuta alla crisi che sta investendo le economie occidentali.

“Se dal lato delle importazioni le imprese italiane confermano la loro vitalità e capacità di cogliere le occasioni che il mercato offre, fungendo sempre più anche da hub logistico per il resto d’Europa, come conferma la crescita costante dell’export dei prodotti tropicali – dice Salvi –   il nostro Paese rischia di perdere il primato nella produzione e nell’export di molti prodotti”.

 

Fruitimprese ha lanciato il grido di allarme sui costi a Dicembre 2021, quando le ostilità in Ucraina assumevano ancora la forma di minacce, ma l’onda dei rincari stava già montando. “Oggi la situazione è divenuta insostenibile e senza una presa di coscienza da parte di chi i prezzi li stabilisce (nonostante la recente normativa sulle pratiche sleali), porterà ad un drammatico ridimensionamento del settore con cadute pesantissime in termini di posti di lavoro nel settore ortofrutticolo e nel suo importante indotto”.

 

“I produttori e le aziende agricole e commerciali, che finora hanno garantito le forniture dei prodotti ortofrutticoli freschi e trasformati – continua Salvi – non possono più far fronte da soli agli aumenti del 300% dell’energia, del 100% dei trasporti internazionali, dal 30 al 70% dei prodotti per il confezionamento. È necessario che la distribuzione nazionale ed estera abbandoni il ruolo di paladini dei consumatori, che spetta invece alle istituzioni, e prenda coscienza di uno stato di fatto che sta obbligando molti operatori a rinunciare alle forniture o addirittura, se non cambiano le condizioni, a non riprendere l’attività per le campagne autunnali e invernali”.

 

I dati sui consumi in Italia sono in discesa, “ma non saranno le continue promozioni su prodotti anche di primizia a rilanciarli, soprattutto se le famiglie non avranno reddito da spendere perché sono stati persi tanti posti di lavoro o perché vessate dal caro bollette”.

 

L’Unione Europea ha pesanti responsabilità per la situazione che stiamo vivendo, conclude Salvi: “Da un lato si sta dimostrando non all’altezza di gestire la crisi energetica, con un atteggiamento passivo e poco lungimirante., mentre dall’altro, con la proposta di regolamento sulla riduzione dei prodotti fitosanitari, si mostra decisa e inflessibile ed in nome di una discutibile ideologia rischia di decimare le produzioni agricole italiane ed europee. È il momento che ognuno faccia la sua parte altrimenti questa fase economica, che si annuncia ancora più dura nei prossimi mesi, potrebbe decretare il definitivo declino di un settore tra i più importanti dell’agroalimentare italiano”.

 

 

GIU 2021-2022

FLASH 1 SEM 2022

 

 

 

 

Scheda / FRUITIMPRESE

Costituita nel 1935 e assunta nel 1949 la forma di Associazione, Fruitimprese riunisce le imprese ortofrutticole italiane, svolgendo un ruolo fondamentale per favorire lo sviluppo delle aziende impegnate nell’attività di export-import, in un settore che contribuisce in maniera rilevante all’affermazione del “Made in Italy” nel mondo. Fruitimprese è al fianco degli associati in una fase di costante evoluzione dello scenario economico internazionale e di crescente competizione tra i protagonisti del mercato. Le aziende associate sono oltre 300, per un fatturato complessivo di 8 miliardi di euro.

 

Roma, 19 settembre 2022

 

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