Un terzo della frutta e verdura europea sprecato per motivi estetici. Studio dell’Università di Edimburgo

18 settembre 2018

Più di 50 milioni di tonnellate di frutta e verdura coltivate ogni anno in Europa non raggiungono gli scaffali dei supermercati e vengono sprecate perché non corrispondono ai criteri estetici richiesti dai regolamenti europei e dagli standard fissati dalla grande distribuzione. Si tratta di una quantità pari a oltre un terzo della produzione complessiva di frutta e verdura europea. La conseguenza è che gli agricoltori con un contratto di fornitura con i supermercati sono costretti a coltivare più cibo, perché devono calcolare la percentuale che non sarà ritenuta idonea. Lo rileva uno studio dell’Università di Edimburgo, pubblicato dal Journal of Cleaner Production.

Secondo i ricercatori dell’Università scozzese, che sottolineano anche le maggiori emissioni di gas a effetto serra collegate all’attività agricola causata dal fenomeno, “la quantità di cibo sprecata è sconvolgente, considerando che un decimo della popolazione mondiale è denutrita. Le persone dovrebbero essere incoraggiate a essere meno schizzinose sull’ aspetto di frutta e verdura e questo potrebbe ridurre i rifiuti e l’impatto della produzione alimentare sul clima”.

Secondo i ricercatori una maggior consapevolezza di questi problemi da parte dei consumatori e un movimento orientato all’acquisto sostenibile, potrebbero incoraggiare la vendita di frutta e verdura “brutta”, anche in forma sminuzzata o lavorata. Lo studio ricorda alcune iniziative messe in atto da alcuni supermercati in Francia e nel Regno Unito, che hanno iniziato a vendere a prezzo scontato frutta e verdura con difetti estetici, come l’ultima in ordine di tempo, adottata all’inizio di agosto da Lidl.

 

Fonte: https://ilfattoalimentare.it

 

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