Straordinari: la Corte UE ordina controlli oggettivi

29 Agosto 2019

Con Sentenza del 14 maggio 2019 – Causa C-55/2018 la sezione grande della Corte di Giustizia UE ha stabilito che ciascuno Stato membro debba prevedere l’obbligo per i datori di lavoro   di avere sistemi «oggettivi, affidabili e accessibili» che consentano la misurazione della durata dell’orario di lavoro giornaliero svolto da ciascun lavoratore.  Il  giudizio era stato promosso da un sindacato contro un istituto di credito, responsabile di non fornire informazioni precise sulle ore di lavoro straordinario effettuate dai lavoratori. 

Ciò che viene richiesto non è tanto un sistema di rilevazione delle presenze che molti paese Italia compresa prevedono già (v. articolo 4 dello Statuto dei lavoratori), ma un sistema che possa costituire una prova di tutte le ore di lavoro svolte, compresi ovviamente gli straordinari. Infatti la Corte non nomina la normativa già in vigore nei vari stati ma   si rifa alle direttive comunitarie   che lo considerano utile per un vero «miglioramento della sicurezza, dell’igiene e della salute dei lavoratori» (direttiva comunitaria 2003/88/Ce) che è uno dei cardini fondanti della legislazione europea.

A questo fine pare di capire che la Corte consideri sostanziale misurare con precisione le ore di straordinario, con un sistema oggettivo, che possa costituire prova in giudizio per il lavoratore che chiede il pagamento di straordinario non riconosciuti ma spesso non ha elementi oggettivi da provare a supporto della propria dichiarazione, contrapposta a quella dell’azienda.  Ad oggi l’articolo 5 del Dlgs 66/2003 (che attua la direttiva) in tema di lavoro straordinario prescrive solo che deve “essere computato a parte e compensato con le maggiorazioni retributive previste dai contratti collettivi di lavoro».

Una novità legislativa di questo genere potrebbe portare a un aumento dei costi per il personale sia per la necessità di introdurre nuovi sistemi che per la diminuzione delle ore lavorate in totale. 

A pagare il prezzo maggiore, nota il Sole 24 Ore, sarebbero ovviamente le piccole imprese dove solitamente non esistono misurazioni oggettive dell’orario di lavoro svolto. Vanno evidenziate anche le difficoltà di applicazione nelle aziende di maggiori dimensioni che spesso utilizzano lo smart working, il sistema flessibile che consente il lavoro fuori dalla sede aziendale e per il quale misurare il tempo lavoro è già complicato oggi .

 

Fonte: https://www.fiscoetasse.com

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