I dieci anni di Cherry Passion e le sfide del settore ortofrutticolo nel racconto di Stefano Pezzo

24 maggio 2018

Tre generazioni di imprenditori ortofrutticoli alle spalle, un presente da celebrare e un futuro tutto da interpretare: questo in sintesi il percorso professionale di Stefano Pezzo, che proprio ieri, 23 maggio 2018, ha celebrato i 10 anni di vita della sua azienda Cherry Passion.


La formazione 

“Io rappresento la quarta generazione in una famiglia di imprenditori ortofrutticoli. Quando mi laureai alla Bocconi, lo feci nel 2001 con una tesi di Laurea sulla filiera della frutta e verdura, forse segnando un precedente unico in quel contesto”. Subito dopo la laurea, nonostante le varie proposte giunte da altri settori, Stefano decise di intraprendere un’esperienza internazionale con The Greenery Italia. “Sono molto soddisfatto di quella fase della mia vita, che è risultata molto formativa. In The Greenery sono rimasto fino al 2008, quando ho deciso di avviare la mia impresa Cherry Passion”.

Gli inizi

Un esordio fortunato, ricorda oggi il manager, complice una stagione cerasicola 2008 estremamente positiva: “Fu una campagna fantastica, ottima, in cui riuscimmo a esportare molti volumi verso il mercato britannico. Oggi le quote su quella piazza si sono notevolmente ridotte, se non dimezzate, visto che nel frattempo la Spagna è riuscita a conquistare gli spazi che prima erano appannaggio della ciliegia italiana. Nell’ultimo decennio, in generale, la Spagna è cresciuta sia in volumi sia in varietà di ciliegie coltivate. In ogni caso, quel che accadde nel 2008 mi fece partire subito con il piede giusto. All’epoca esportavamo anche verso l’Ucraina e verso altri paesi del Mediterraneo”.

Stefano Pezzo, a sinistra, insieme a un cliente olandese. 

Ampliare la gamma

Una fase nuova si aprì poi nel 2009, grazie all’inizio di una partnership con l’azienda olandese Combilo B.V. “Avviammo allora un’importante attività di importazione di varie referenze, prevalentemente orticole, che oggi rappresentano lo zoccolo duro della nostra attività. Grazie all’ampliamento di gamma, riusciamo a commercializzare pomodori a grappolo, peperoni, lattuga e, negli ultimi 2-3 anni, anche frutta di importazione che transita per Rotterdam. Riforniamo circa un centinaio di clienti in Italia, tra Gdo, mercati ortofrutticoli e altri soggetti”

Il ruolo in Fruitimprese

Nel 2014, prendendo il testimone da sua madre, la compianta Danila Bragantini, Stefano, oltre a essere coinvolto nella gestione dell’azienda di famiglia insieme agli zii Angelo e Giuseppe Bragantini (ancora oggi attivi), entra pure nel Consiglio nazionale di Fruitimprese, l’associazione delle imprese ortofrutticole italiane, dove già sua madre per anni aveva ricoperto ruoli importanti (fino alla carica di vicepresidente vicario).

Stefano con la madre Danila Bragantini in una foto del 2007.

Dopo un primo mandato come presidente dell’associazione Fruitimprese Veneto, Stefano è stato riconfermato anche per il triennio 2018-2020. “La nostra associazione riflette le problematiche delle imprese del settore e mira a migliorare, sia politicamente sia da un punto di vista amministrativo, l’assistenza non commerciale e i servizi destinati alle aziende. Nata negli anni Cinquanta come sindacato – ricorda Stefano – si è evoluta nel corso del tempo, migliorando anno per anno anche la considerazione e il peso dell’associazione nei confronti dei referenti politici. Oggi costituisce un punto di riferimento per tutti gli associati, con una partecipazione sempre molto alta da parte delle aziende. I nostri soci ci consultano prima di effettuare qualsiasi azione”.

“L’unico rammarico – prosegue il manager – è il mancato riconoscimento commerciale di un settore, quello ortofrutticolo, che non è riuscito ancora a monetizzare e comunicare meglio le sue storie aziendali. Per il settore ortofrutta, l’immagine generale nei confronti della pubblica opinione è tuttora un non pervenuto, se la confrontiamo ad altri comparti come quello vitivinicolo. Non c’è alcuna distinzione tra imprese che vantano una lunga tradizione e aziende magari improvvisate. Perfino il settore olio è percepito diversamente da quello ortofrutticolo e le imprese che vantano generazioni di storia emergono ben più di quanto non facciano quelle del settore ortofrutta”.

Traguardi e sfide

Tornando alla storia di Cherry Passion, Stefano Pezzo riconosce che in 10 anni è riuscito a costruire qualcosa di significativo. “Oggi riforniamo con prodotto italiano mercati d’esportazione come Germania, Europa e altri paesi del mondo, mantenendo un volume costante. Intendiamo inoltre sviluppare in Italia i nostri brand, vedasi il caso del nostro marchio proprietario Cuori Rossi per il pomodoro a grappolo coltivato in Olanda e che riusciamo a movimentare con successo sul mercato nazionale. Dall’anno scorso abbiamo inoltre avviato una collaborazione con un’azienda serricola italiana che coltiva pomodoro cuore di bue e siamo sempre aperti a nuove collaborazioni”.

In quanto alle sfide per l’immediato futuro, c’è quella dei arruolare personale che abbia un adeguato livello di preparazione. “Di solito dobbiamo prendere persone che provengono da altri settori e formarle. In Olanda è diverso, se sei un’azienda ortofrutticola che cerca personale, non manca certo gente competente. Oggi la formazione universitaria deve includere necessariamente aspetti come quelli relativi all’amministrazione, alla gestione aziendale, al commercio. Ma per essere dei candidati appetibili, sarebbe sufficiente avere un interesse per questo campo”.

Un mondo sempre più complicato

Sugli scenari prospettici del fare impresa ortofrutticola, Stefano rileva un quadro sempre più complesso e difficile da decifrare, nel quale l’Italia ha certamente perso competitività; non solo per via della crescita di Paesi a lei concorrenti, ma anche per via della perdita di importanti destinazioni estere. E’ il caso dell’embargo Russo: “Una vera mazzata per tutti, dalla quale ancora non ci siamo risollevati. A venir meno infatti non è stato solo il mercato russo di per sé, ma anche tutto l’indotto, come per esempio l’export verso quei paesi che poi, a loro volta, ri-esportavano in Russia. Abbiamo cercato altri mercati alternativi, ma siamo bloccati da problematiche di tipo geopolitico (come in Nord Africa) o fitosanitario (ad esempio verso la Cina o altri paesi)”.

“Oggi la competizione è enorme e si gioca spesso su prezzi più bassi di quelli che noi siamo in grado di offrire. E’ per questo che dovremmo puntare su elementi a valore aggiunto. Oggettivamente, da imprenditore, devo riconoscere che la gestione dei vari aspetti e delle variabili in gioco diventa sempre più complicata. Lanciarsi i nuovi investimenti è molto rischioso, tra l’altro, perché non ci sono grandi certezze. Soprattutto, sui prezzi di vendita non siamo più noi a decidere come accadeva ai tempi dei miei bisnonni e il ricavo finale spesso non copre i costi di produzione, in particolare su alcuni articoli. Si veda il caso delle mele, che quest’anno hanno resistito bene solo perché c’è stata una produzione molto inferiore in tutta Europa. Proprio di fronte a scenari di difficile decifrazione, ha senso affidarsi ad associazioni come Fruitimprese. Così come diventa vitale aprire nuovi mercati e offrire servizi aggiuntivi ai clienti”.

Interlocutore istituzionale cercasi
Per quanto attiene lo scenario politico, il manager commenta: “Il fatto che il Ministro delle Politiche agricole cambi quasi ogni anno diventa un problema, perché non si ha un punto di riferimento fisso dove presentare le nostre istanze e manifestare i nostri interessi e le nostre esigenze. Si avverte la carenza di un rapporto stabile e duraturo con le Istituzioni, che possa innescare anche una maggiore considerazione e una più alta reputazione del settore nel suo complesso. Ci ritroviamo invece ogni anno a spiegare da capo chi siamo, cosa facciamo, che problemi abbiamo. Anche le procedure amministrative sono molto farraginose, su questo servirebbe almeno una semplificazione, considerando che un lavoro come il nostro ha bisogno di velocità e tempi rapidi. Non c’è da stupirsi, per esempio, per il mancato sviluppo di attività di esportazione per via aerea, in Italia, rispetto ad altri paesi (come l’Olanda) che invece movimentano volumi ingentissimi attraverso questo metodo di trasporto. In Italia, chi vuole lavorare per via aerea fa molto prima ad appoggiarsi alla logistica estera per riuscirci, perché la procedura da seguire per le spedizioni via nave o via aerea, qui da noi, è più o meno la stessa, con tempi di assolvimento molto più lenti e nessuna corsia preferenziale per la seconda opzione”.

Il modus operandi
Quali sono stati dunque gli elementi di successo per l’attività decennale di Cherry Passion? A questa domanda Stefano risponde: “Sicuramente ci ha favorito la flessibilità nel comprendere le esigenze dei nostri clienti e la velocità nell’adeguarsi ai cambiamenti. Considero fondamentale per un’impresa non subire le dinamiche in atto ma comprenderle, adeguandosi rapidamente e modificando le proprie proposte cercando di offrire sempre qualcosa di innovativo. Quando si è a capo di un’azienda, bisogna sempre stare al posto di guida, senza sedersi nelle retrovie o attendere che qualcuno ci dica cosa fare, perché sarebbe già troppo tardi.Oggi i tempi di reazione devono essere rapidi, e privilegiare anche la componente di servizio, oltre all’assortimento. Le esigenze dei clienti sono infatti molto variabili e diversificate; per rispondervi serve puntualità e attenzione. Noi cerchiamo di non spingere su un’offerta fatta a caso, ma lavoriamo miratamente sui singoli clienti, in modo da consolidarli ogni anno. Il mercato è cambiato, negli ultimi decenni: siamo noi che dobbiamo adeguarci alle richieste della Grande distribuzione, perché è lei la vera protagonista sul mercato”.

La stagione cerasicola 2018 nel veronese
Stefano Pezzo ci conferma che, anche nel veronese, ci sono state molte precipitazioni piovose, cosa per cui il segmento delle ciliegie precoci (Bigarreau) non è stato neppure preso in considerazione per la vendita. “Non abbiamo ancora cominciato a lavorare un solo cestino di ciliege – sottolinea Stefano – Inizieremo da lunedì prossimo (28 maggio 2018, NdR) con le varietà più consistenti, quali More, Duroni e Ferrovia. Sappiamo già di non avere grandissimi volumi, ma speriamo che siano almeno sufficienti per l’esportazione. Purtroppo nel Nord-Est abbiamo registrato una fioritura ritardata ed è un peccato non aver potuto cominciare prima, perché poi il mercato si affollerà molto rapidamente di competitor esteri. Noi speriamo di avere una finestra di almeno 5 settimane di commercializzazione di fronte a noi”.

Maggiori informazioni al sito www.cherrypassion.com

Data di pubblicazione: 24/05/2018
Autore: Rossella Gigli
Copyright: www.freshplaza.it

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