Fruitimprese a Macfrut, resoconto positivo

18 maggio 2018

A pochi giorni dalla chiusura della 35ma edizione della fiera Macfrut, chiediamo all’avvocato Gualtiero Roveda, consulente di Fruitimprese, un giudizio sulla manifestazione e sulle indicazioni che sembra aver suggerito, in quanto tante aziende aderenti a Fruitimprese hanno partecipato con un proprio stand, oltre a molti imprenditori che hanno avuto come appoggio lo stand istituzionale dell’associazione.

Gualtiero Roveda (GR): Sicuramente è stata un’edizione di Macfrut significativa. Il presidente Renzo Piraccini può essere soddisfatto. Personalmente ho raccolto dai nostri operatori numerosi commenti positivi.

FreshPlaza (FP): Sono stati molti gli eventi di interesse. Quale ritiene fra tutti quello da annotare?
GR: E’ vero. La visita del Ministro dell’agricoltura di Teheran è stata di particolare rilievo politico, in un momento di altissima tensione tra Stati Uniti e Iran. Non dimentichiamo che questo Paese mediorientale è un grande produttore di Ortofrutta, solo di poco inferiore all’Italia, che può trovare nelle tecnologie e nel know-how italiano strumenti per migliorare la sua produzione. Diverse imprese italiane si riforniscono di prodotti alimentari in Iran, in particolare pistacchi, di cui è il primo produttore al mondo.

FP: A proposito di frutta secca, la manifestazione è stata occasione per la presentazione del progetto di filiera di Besana.
GR: 
In casa Fruitimprese traspariva l’orgoglio per la presentazione del modello innovativo di internazionalizzazione di Besana. Calcagni è riuscito in una bella impresa: creare una filiera di 70 produttori italiani e soprattutto stranieri di Kazakistan, Ucraina, Croazia, Polonia e Romania con appezzamenti tra i 5 e i 200 ettari per valorizzare la coltivazione di noci, nocciole e mandorle. Un progetto che prevede un investimento di 2 milioni di euro. Per Besana non è la prima esperienza del tipo. Infatti, ha in atto progetti di filiera con 2000 fornitori tra Italia ed estero che conferiscono 40.000 tonnellate di frutta l’anno.

FP: Cosa ne pensa del tema trattato, nel corso della manifestazione, relativo alla crisi delle produzioni frutticole?
GR: Macfrut è importante non solo per tessere rapporti commerciali, ma anche perché consente un momento qualificato di confronto tra operatori, politici e tecnici. I maggiori rappresentanti del comparto ortofrutticolo (dalla cooperazione alle Unioni nazionali delle Op, dai mercati generali ai grossisti, dalle organizzazioni agricole al Cso), che tre settimane prima si erano trovati in occasione dell’Assemblea di Fruitimprese, si sono rivisti e confrontati a Rimini a conferma di una compattezza mai vista prima tra gli attori del settore. Tra le varie iniziative, di indubbio rilievo il tavolo dedicato alla produzione di pesche e nettarine, al quale hanno partecipato Spagna, Francia e Grecia. La sovrapproduzione di questo frutto ha determinato nel 2017 un prezzo medio alla produzione sotto gli 0,25 euro al chilo. Ciò ha indotto le imprese agricole a diminuire sensibilmente la produzione per l’anno in corso e a convertire parte delle superfici in altri prodotti.

FP: Ma, nel concreto?
GR: Le associazioni di settore hanno così ribadito la necessità di attuare quanto già si era deciso in occasione della costituzione del tavolo ortofrutticolo presso il ministero delle politiche agricole:
–    istituzione di un catasto frutticolo che consenta di programmare gli investimenti e prevenire le crisi;
–    creazione di un sistema europeo di prevenzione fitosanitaria che preveda maggiori controlli all’importazione dei paesi terzi;
–    costituzione di un ufficio centrale di coordinamento per l’apertura di nuovi mercati di sbocco per i prodotti.

FP: Di sicuro interesse per gli operatori è stata anche la presenza di Paolo de Castro, vicepresidente della Commissione agricoltura del parlamento europeo, in un momento in cui si parla di un taglio del 5% alla Politica Agricola Comune.

GR: Sono le giornate in cui si discute del bilancio europeo, il primo senza il Regno Unito. E’ un momento difficile: non dimentichiamo che la Brexit costa alle casse dell’Unione circa 14 miliardi di Euro. La Commissione ha fatto una prima proposta molto deludente per il comparto. E’, infatti, previsto un taglio delle risorse delle politiche agricole e di coesione che il Parlamento europeo ritiene inaccettabile. Ad ogni modo, assicura l’esponente della Commissione agricoltura, è solo l’inizio di una trattativa all’interno delle istituzioni dell’Unione.

E’ stato chiesto a De Castro: “Oggi si può vivere di agricoltura in Italia?” La sua risposta: “E’ difficile. E’ un’attività che richiede competenze trasversali in molti campi. Alla capacità agronomica e tecnica si devono unire quelle economiche e commerciali. Ma chi ha queste competenze e riesce ad organizzarsi sul mercato può essere uno dei tanti casi di successo dell’agroalimentare italiano. La risposta, perciò, è sì!” 

Data di pubblicazione: 18/05/2018
Autore: Cristiano Riciputi
Copyright: www.freshplaza.it

Torna alla lista