CON DUE SENTENZE DELLA CORTE D’APPELLO DI BOLOGNA CHIARITO INQUADRAMENTO PREVIDENZIALE SPA CONSORTILI

2 ottobre 2017

COMUNICATO STAMPA

 

Ai fini contributivi appartengono al settore cooperative agricole (Legge 240/84)  

 La Corte di Appello di Bologna, con due recentissime pronunce di particolare rilevanza per il Comparto ortofrutticolo, ha chiarito l’inquadramento previdenziale delle Spa consortili agricole accertando e dichiarando che queste particolari organizzazioni, anche se costituite da soli produttori, devono essere inquadrate, ai fini contributivi, nel settore agricoltura, conformemente a quanto disposto dalla  L. n. 240 del 1984. Ne dà notizia Fruitimprese Emilia Romagna.

L’INPS sin dalla costituzione, negli anni ’90,  dei primi consorzi di soli agricoltori, aveva dapprima correttamente attribuito a queste società il codice «tipo ditta 18», salvo poi nel 2010 ribaltare inopinatamente il proprio convincimento comunicando ai due Consorzi, interessati ai giudizi cui si riferiscono le sentenze in questione, una variazione d’ufficio dell’inquadramento in quello  «tipo ditta 14» .

La variazione, tutt’altro che formale, avrebbe comportato un incremento contributivo di circa il 15% penalizzando gravemente e illegittimamente questa tipologia di impresa che, in pratica, sarebbe stata messa fuori mercato. Le due Società, “colpite” dalla variazione dell’inquadramento, hanno deciso di opporvisi e di ricorrere all’Autorità giudiziaria.

La questione era seguita, con grande interesse, da numerose Imprese dello stesso tipo. E’, infatti, una forma di società che si sta sempre più diffondendo nel settore. Per mezzo delle aggregazioni consortili gli agricoltori perseguono gli scopi fissati dalla Ocm di Mercato, partecipano a O.P. e in alcuni casi sono anch’esse O.P. riconosciute dalla Comunità Europea.

Nel giudizio dinanzi alla Corte i legali delle Imprese (avvocati Gualtiero Roveda, Andrea Sirotti Gaudenzi e Carlo Zoli), hanno evidenziato i molteplici profili di illegittimità della decisione dell’INPS.

La presa di posizione dell’Istituto è, innanzitutto, in contrasto con le norme comunitarie in materia di libera circolazione delle merci, di libera prestazione dei servizi e di libertà di concorrenza.

Inoltre, è stato eccepito dai legali che un’interpretazione della L. 240/84, difforme da quella adottata e ritenuta corretta dalle Imprese consortili, si pone in evidente contrasto con gli articoli 3 e 41 della Costituzione che, in ossequio ai principi di uguaglianza e di libertà di iniziativa economica privata, vietano di porre limiti alle scelte dell’imprenditore riguardo alle forme mediante le quali svolgere la propria attività quando perseguono uno scopo del tutto analogo.

La Corte, condividendo appieno le argomentazioni giuridiche espresse dai legali, ha accolto le domande svolte dalle Imprese consortili.

 

Cesena, 29 settembre 2017 

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