Fruitimprese Veneto in crescita e il direttivo si allarga

14 dicembre 2017

L’Arena del 12 Dicembre 2017

Fruitimprese Veneto allarga il direttivo, che da 5 passa a 9 consiglieri e conferma il presidente Stefano Pezzo fino al 2020. L’assemblea dell’associazione, che raggruppa una cinquantina di imprese ortofrutticole venete in grado di sviluppare un fatturato superiore ai 500 milioni di euro (13%di quello dell’associazione nazionale), ha confermato anche Stefano Bighelli, Perusi; Domenico Citterio, Citterio; Alessandro Pernigo, Frutta C2; Matteo Falzi, Villafrut e Leonardo Odorizzi, Odorizzi. Quattro i nuovi ingressi: Cristiana Furiani, Geofur; Lucio Duoccio, Duoccio; Roberto Pavan, Pef e Fabrizio Giraldini, Le Motte. Nel 2017 in Fruitimprese Veneto sono entrati Plimont  di Verona (frutta secca) e Fantinelli di Vicenza (mele).   Nel corso della riunione Luca Castagnetti della società Studio Impresa ha presentato il nuovo progetto legato alle reti d’imprese, finalizzate tra l’altro a creare sinergie tra le aziende socie di Fruitimprese Veneto, sviluppare i mercati esteri, migliorare la produttività delle aziende. Il piano sarà operativo da gennaio. Tracciando un bilancio del 2017, Pezzo ammette le difficoltà di un’annata contrassegnata soprattutto da problemi produttivi con volumi scarsi, fino al 50% in meno per alcune referenze, e in alcuni casi di medio-bassa qualità. Fattori causati specialmente dal maltempo, in particolare dalle gelate primaverili.  I prezzi sono stati elevati: «Per il kiwi», ricorda Pezzo, titolare della Cherry Passion e contitolare dell’azienda Bragantini Marco e figli di San Martino Buon Albergo, «si è arrivati a oltre 1,50 euro al chilo all’ingrosso, contro i 90 centesimi, 1 euro degli anni scorsi». Le richieste tuttavia non sono state elevate, causando problemi al mercato. «Per il 2018 si spera in una ripresa, a partire dalle mele».  Per quanto riguarda i mercati Pezzo è pessimista sull’embargo russo, in vigore da oltre tre anni. «La Russia era un mercato strategico per noi. Il blocco all’export ha causato centinaia di milioni di euro di perdite per le aziende ortofrutticole venete e italiane che hanno visto chiusi i canali commerciali russi ma di conseguenza ridotti anche quelli con nazioni vicine come Polonia, Paesi baltici, Ucraina, Bielorussia e in parte anche Olanda. Temo che sia un mercato perso definitivamente, anche perché nel frattempo la Russia si è organizzata e ha iniziato ad autoprodursi ortofrutta». Pezzo parla anche del nodo fiere di settore, dopo l’annuncio della seconda edizione di Fruit&Veg Innovation in programma a Veronafiere dal 31 gennaio al 3  febbraio all’interno di Fieragricola con focus sulle tecnologie per la coltivazione, e il recente accordo tra Veronafiere e Parma sull’agroalimentare, a cui si aggiunge Macfrut, in programma a maggio a Rimini.  «Per il settore ortofrutticolo ci può essere spazio per una sola fiera in Italia in cui creare business attraverso la presenza di aziende internazionali e buyers. Quindi per il nostro comparto la formula di Fruit&Veg Innovation non rappresenta la soluzione, anche perché manca l’appoggio politico che in questi casi è indispensabile», conclude il presidente di Fruitimprese Veneto. «Così stiamo solo perdendo tempo e lasciamo che all’estero si rafforzino le altre fiere».•

Emanuele Zanini

Fonte: L’ Arena

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